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Eduardo De Crescenzo

Uscito sul periodico Eventi l'11-11-2022

 
‘D icono che la sua voce e quella di Mina siano le più belle del panorama canoro italiano. Sente talmente la musica che già a tre anni la Befana insieme ai dolcetti gli regala la sua prima fisarmonica, dalla quale estrae sin da subito brani ‘compiuti’. A cinque ha il suo debutto al teatro Argentina a Roma. E’ sin troppo evidente che si tratti di un bimbo prodigio. Lo segue negli studi(classici) il M° e direttore d’orchestra Giuseppe Bavota.
La sua prima fisarmonica è piccolina, ma ha già provato a suonare quella per adulti, perché quando esce per i vicoli di Napoli con la nonna e capita di incontrare un musicista di strada, urla e strepita sino a che non gliela fanno provare, anche se a stento riesce a reggerla. Finiscono col conoscerlo tutti e queste tappe diventano la regola, gradita pure ai fisarmonicisti, perché i passanti vedendo un bambino suonare è più facile che lascino qualche moneta nel piattino.
Anni dopo, della fisarmonica dirà: ’E’ il mio scudo. Ho adattato la mia voce al suo mantice’.
Uno strumento che caduto in disgrazia nel dopoguerra con l’avvento del rock, aveva finito con l’interessare esclusivamente la musica folk e solo molto più tardi col jazz francese torna a mostrare la sua raffinatezza.
Il padre è un appassionato di pianoforte, lo zio un poeta, il nonno paterno un impresario teatrale, ma per lui desiderano un futuro ’certo’ e per non deluderli Eduardo si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, dove sostiene 8 esami, poi lascia, ormai convinto di voler seguire la sua vocazione.
Da giovane si guadagna la vita suonando ai matrimoni, comunioni, feste popolari. Suona e canta canzoni antiche, ma ha anche il gusto dell’improvvisazione jazz. Sino al giorno in cui l’autore e impresario Claudio Mattone, pressato da un amico di Eduardo che lo ha trascinato a Roma da lui, gli fa un provino. Eduardo se ne sta lì taciturno, distante, come se la cosa non lo riguardasse, ma quando comincia a esibirsi, Mattone intuisce di trovarsi di fronte un grande talento. Scrive per lui, insieme a Migliacci, ‘Ancora’, e il napoletano della ferrovia, dov’è nato e cresciuto, nel 1981 la porta a Sanremo, non arrivando nei primi dieci. Al sesto posto trionfa una canzone di Pupo dal titolo ‘Hop hop somarello’…
Eduardo ha 30 anni e fuori da quel palco, dove si è aggiudicato il premio della critica come migliore interprete, ‘Ancora’ avrà un grande successo. Sarà cantata da artisti come Mina, Vanoni, tradotta da Charle Aznavour e interpretata da Mirelle Mathieu e altri grandi artisti. Nel corso degli anni ci saranno ancora 4 Sanremo, sempre con canzoni che hanno successo fuori del festival. L’ultimo cui partecipa, nel ’91, è col brano ‘E la musica va’, titolo emblematico perché è proprio con questa canzone che Eduardo esce per sempre dal piccolo schermo.
Seppur invitato, non va più al festival, e nemmeno in tv come ospite. Non per arroganza, ma considera la sua personalità refrattaria alle ospitate televisive e al loro clima.
Il luogo dove ama esprimersi è quello dei concerti, ma pur avendo selezionato negli anni un suo pubblico affezionato che sempre lo segue, non è un artista prolifico o compulsivo e più di una volta scompare dalla scena.
Afferma l’importanza di godere del proprio tempo libero. E’ amante della dieta mediterranea e delle terme di Agnano, che usa come cura per la pelle e la voce.
E poi le pause gli servono per le sue ricerche. Infatti Eduardo, pur ancorato alla musica classica da cui proviene, musicalmente ama molto viaggiare ‘altrove’.
‘La musica non è mai stata un genere ma solo un linguaggio che serve a farci comunicare. Trovo Mozart meravigliosamente pop e alcuni jazzisti e i loro virtuosismi assolutamente noiosi perché tendenti a mostrare più di ogni altra cosa abilità, invece bisogna comunicare soprattutto di avere un’anima’.
‘Per quanto concerne me, mi piace contaminarmi con essenze jazz. Ho studiato musica classica e naturalmente sono interessato alla melodia, ma anche all’improvvisazione, più insita nel jazz’.
Il trombettista Enrico Rava dichiara di lui ‘Il mondo di Eduardo è come un giardino incantato, dove i fiori del blues si fondono con gli umori di Napoli, dando vita a un canto poetico emozionante e irresistibile’.
Dopo i cinque Sanremo, si interrompe il sodalizio con Mattone e Migliacci, ed Eduardo scrive da sé la maggior parte dei brani, come ‘L’odore del mare’. Va in giro per l’Italia a suonare e cantare o tacere, a periodi alterni. Di sicuro non rincorre il successo in realtà ineguagliabile di ‘Ancora’.
Sino a quando lo scorso giugno fa ai suoi fan e agli amanti della canzone classica napoletana un grande regalo: l’uscita del suo tredicesimo disco, che chiama ‘AVVENNE a NAPOLI passione per voce e piano’. Venti grandi classici, dall’800 al 950, da lui rivisitati e reinterpretati.
Il disco, venduto in un cofanetto che contiene anche un libro dal titolo ‘Storie del canzoniere napoletano’, nasce dalla ricerca del ‘suono perduto’ della canzone napoletana nel suo primo tempo, parte della quale nata dalle melodie dei cosiddetti fischiatori, artisti che avevano la musica nell’anima ma non sapevano scriverla. Tale musica viaggiava come una staffetta sino ad approdare a chi sapesse decifrarla e scriverla. Essa innovò le tecniche del Belcanto Operistico e portò alla nascita dell’interprete, capace di dare espressione sì al canto ma anche ai versi dei grandi poeti che ne erano autori.
Triste dirlo, ma oggi l’Italia sembra aver dimenticato che Napoli è la patria di un patrimonio canoro dal valore inestimabile eppure non è nel nostro paese che si insegna alle elementari la canzone napoletana, ma in Giappone!

Anch’io sono un’appassionata della musica di Eduardo e lo seguo da moltissimi anni. Ho visto di lui epici concerti, come quello all’Arena Flegrea del 27 settembre 2006, dove fu premiato dall’Ente provinciale come musicista da sempre protagonista di impegno sociale e solidarietà. Numerose infatti le sue attività benefiche a favore di tante associazioni, come quella per la lotta ai tumori e alla sclerosi multipla. Grazie a lui il 18 settembre 2006 si apre presso la stazione centrale di Napoli lo sportello informatizzato di ascolto e orientamento per le persone in difficoltà e per la sistemazione dei senzatetto presso il centro ‘La tenda’.
Lo spettacolo Avvenne a Napoli, attualmente al teatro Cilea di Napoli, dove De Crescenzo fa quattro serate, incanta. E’ un concerto per sola voce fisarmonica e pianoforte, suonato dal M° Julian Oliver Mazzariello, anglo-italiano, apprezzato pianista internazionale . Eduardo sul palco è concentratissimo ed anche molto autorevole. Non induce a battere le mani e cose di questo tipo. Con voce pacata spiega la storia di alcune canzoni come Luna rossa, scritta da suo zio Vincenzo De Crescenzo. Una canzone del 1950 innovativa, che apre alla nouvelle vaugue napoletana.
Verso la fine dello spettacolo qualche ostinato spettatore chiede con insistenza Ancora Ancora.
Di fronte a queste richieste lui non batte ciglio.
Dopo il concerto come sempre vado ad incontrarlo. Tocca aspettare un bel po’, forse una strategia per scoraggiare i fans accaniti dei selfie.
Quando lo incontro, mi intrattengo qualche minuto a parlare con lui, che mi accoglie con molta gentilezza.
- Eduardo, come ti sei accostato a questo progetto? Ed è un progetto vecchio o recente?
- E’ un progetto vecchio, maturato lentamente. Col tempo ho voluto dare ascolto al mio desiderio di uomo e di artista di chiudere un cerchio e perché ciò avvenisse, non potevo fare altro che attuare un mio ritorno alle origini. Infatti con questo disco e questi spettacoli canto praticamente le canzoni con cui ho iniziato. Ciò che intendo dimostrare è l’assoluta modernità di canzoni cosiddette ‘senza tempo’.
-Hai un pubblico particolarmente affezionato, che ti segue da anni ed è dedito al tuo repertorio. Ti sei da subito fidato di proporre il repertorio classico napoletano o hai temuto che potesse deludere?
-Non ci ho proprio pensato.
norma d.